L’insegnante che frusta il cervello
” Non voglio più sentire il prof A ha detto cip e Lei dice ciop. Siete qui per sbagliare. Se credete nel vostro progetto e i prof vi dicono boh, andate avanti lo stesso e difendetelo. Se alla fine non va bene non importa, siete qui per imparare: imparare sbagliando e difendendo le vostre idee. Credeteci e battetevi, porcaeva.” “Quindi non avete fatto di meglio perché il cartone non ve lo permetteva? E da quando in qua sono i limiti di un materiale a condizionare l’attuazione delle vostre idee? Siete voi che fate un progetto, non il materiale. Se un materiale non risponde alle vostre attese è colpa vostra, non sua: cambiatelo. Su, muovete il culo e rifatemi sto schifo.” Li per li ti guardano stupiti, ma poi li vedi che il cervello fa click, ingranano e vanno avanti. Vivono in un mondo troppo ovattato. Ho sentito di studenti non bocciati perché i genitori si erano lamentati degli odii profondi dei prof. Nessuno che abbia preso la mamma da parte e le abbia detto “A Signo’, forse è meglio che vada a zappare l’orto bio di casa, no?”. Siamo in Francia. Gli altri prof sono meno sboccati, meno diretti e attaccano i pipponi sulle teorie geometrico-matematiche. Vedo gli sguardi vuoti di questi esseri brufolosi e mi dico che devo continuare a frustargli il cervello, per il loro bene. (via sporablog.com)
Un po’ di scossoni non fanno male. Sono rincoglioniti, non hanno punti di riferimento, hanno solo 17 anni. Se li tratti con dolcezza non fai che perpetrare la loro nebbia interiore, mentre sono a scuola per imparare qualcosa, per tirare fuori il meglio da quel cazzo di cervello che non ha finito di cerscere.
Per ora non mi licenziano. Buon segno.